L'ANALISI GENETICA PREIMPIANTO MIGLIORA LE PERCENTUALI DI SUCCESSO

La diagnosi preimpianto PGD, o screening genetico preimpianto (PGS) consentono di sapere se l’embrione che dobbiamo trasferire in utero ha un assetto cromomosomico normale o alterato.
 
Con un embrione geneticamente normale, la percentuale d’impianto tenderà ad aumentare in modo consistente, nel secondo l’evoluzione degli embrioni trasferiti in utero, nella maggior parte dei casi, si interromperà .
 
E’ molto importante che le procedure di fecondazione assistita producano  un numero di embrioni tale da far sperare che la selezione naturale ne lasci alcuni di buona qualità che possano impiantarsi e crescere. Il numero di follicoli ottenuto durante la terapia deve essere adeguato a questa necessità. Ed è per questo che stimolazioni con dosaggi di FSH debbano essere, di norma, non inferiori alle 225  o  300 Unità al giorno.
 
L’obiettivo, come risulta da numerose pubblicazioni scientifiche internazionali, è quello di ottenere da 8 a 15 ovociti.
 
Questi numeri non sono ottenibili in  tutte le donne, in quanto l’età gioca un ruolo importante nella determinazione della risposta ovarica alla terapia, ma certamente dosaggi di FSH più bassi,giustificati solo in casi particolari con AMH superiore a 3, mettono  a rischio il successo di tutta la terapia.
 
L’AMH è un’analisi che viene effettuata prima di iniziare la terapia e consente di decidere quale sia il dosaggio giusto in ogni singolo caso. Dobbiamo sottolineare  che un ginecologo esperto in Fecondazione assistita, ha molte strade per evitare risposte ovariche eccessive (l’iperstimolazione severa) in quanto, con gli attuali protocolli,o schemi terapeutici, questo rischio può essere ridotto quasi a zero!
 
I protocolli di stimolazione ovarica attualmente più in uso sono quelli con FSH + antagonista del GnRh. Questi  consentono la possibilità d evitare l’uso  finale dell’HCG (o Gonasi) sfruttando il meccanismo naturale di maturazione finale degli ovociti. In questo modo si potrà procedere sempre ad un  recupero ovocitario, senza alcun rischio ed ottenere un numero adeguato di embrioni.
 
Nelle situazioni più ottimali, si potrà anche ottenere qualche embrione da crioconservare per un secondo transfer il mese successivo in caso di insuccesso al primo tentativo o, in caso di gravidanza, per ottenere un secondo figlio negli anni seguenti senza dover ripetere la terapia.
 
Il grande vantaggio di questo approccio terapeutico è, inoltre, quello di bloccare il tempo, cioè di avere una qualità embrionaria legata al momento in cui è stato eseguito il primo tentativo, slegata dall’età effettiva della donna quando farà il transfer.