Ernia Center - Ambulatori chirurgia della parete addominale

MAMMOGRAFIA CON TOMOSINTESI

Ernia Center ultimo centro inaugurato presso la Casa di Cura Nuova Villa Claudia, dedicato alla diagnosi e cura dell’ernia della parete addominale. 
E' possibile prenotare  una visita con lo specialista che potrà, attraverso una visita accurata, fare una diagnosi corretta della causa del dolore inguinale.
Spesso il dolore inguinale viene diagnosticato in modo errato e questo fa sì che non vengano prescritte le giuste cure per risolvere il problema.
L’elevato livello professionale dei chirurghi e l’utilizzo di innovativi dispositivi medici permette di ridurre in modo quasi assoluto i casi di recidive nonche’ il dolore cronico riducendo i tempi di recupero del paziente.

Il nuovo Ernia Center della Casa di Cura Nuova Villa Claudia, nella persona del Prof. Marco Gallinella Muzi quale responsabile, offre nell’ambito della chirurgia di parete un servizio completo dalla diagnosi, agli accertamenti diagnostici, al trattamento chirurgico fino all’assistenza nel post operatorio con un’equipe di specialisti in fisiatria per pazienti ricoverati sia in regime di day surgery che in week surgery.
Il Prof. Muzi, specialista in chirurgia vascolare e chirurgia generale grazie alla sua pluriennale esperienza, ai numerosi studi internazionali di cui è stato coordinatore e ai numerosi corsi di aggiornamento in tutto il mondo durante i quali ha spesso partecipato a studi scientifici confrontandosi con i più grandi centri al mondo specializzati in chirurgia di parete ha sviluppato innovative tecniche chirurgiche nel campo della ricostruzione e riparazione della parete addominale: laparoceli, ernie, diastasi dei muscoli retti e sindrome dolorosa pubica inguinale.

Prestazioni e Trattamenti effettuabili

MAMMOGRAFIA CON TOMOSINTESI
Il Prof. Muzi vanta la maggior casistica monomano al mondo di impianto della protesi Progrip nel trattamento delle ernie inguinali negli adulti con risultati ottimali sia in termini di recidive che in termini di dolore cronico post operatorio riscontrando, nei suoi pazienti, un rischio di recidive di gran lunga inferiore alla media e un dolore cronico pari allo 0%.
Il 6% dei pazienti sottoposti ad intervento di ernioplastica inguinale riferisce a distanza di mesi dall’intervento un dolore che limita lo svolgimento delle attività quotidiane e può arrivare a causare una riduzione della qualità della vita; è un valore molto elevato considerando che l’ernia è una patologia benigna e facilmente risolvibile con un intervento chirurgico di una quarantina minuti.
Per dolore cronico si intende un dolore che ha una durata superiore ai tre mesi dall’intervento ed è associato ad un management errato dei tre nervi presenti nel canale inguinale durante l’impianto della protesi.
Proprio per il rischio di intrappolare uno di questi nervi causa di dolore cronico il Prof. Muzi utilizza una protesi autoagganciantesi senza necessità di punti di fissaggio riducendo ulteriormente il rischio di complicanze postoperatorie.

Inoltre, per ridurre allo 0% la probabilità di avere una percezione di dolore nel postoperatorio il Prof. Muzi, quando identifica un nervo che considera “at risk “ lo infiltra con anestetico e lo reseca.
 
Le protesi che vengono utilizzate vanno dalle semiassorbibili fino alle completamente assorbibili.
Il fatto che 
siano semiassorbibili o completamente riassorbibili ridurrà nel tempo la possibilità di avere un dolore cronico.
In alcuni pazienti utilizziamo colle biologiche con protesi anche più economiche ma che ci permettono di avere un effetto emostatico migliore questo soprattutto in pazienti particolari che invece di avere il 14% di rischio di ematoma postoperatorio come riportato in letteratura avranno il 4%.
La nostra chirurgia mira ad essere una “chirurgia su misura” infatti il nostro intento è quello di diventare un centro di eccellenza e quindi di riferimento per l’ISHAWS (Italian Society of Hernia and abdominal wall surgery) che vedrà Nuova Villa Claudia sede di master di secondo livello di una delle più importanti società italiane riconosciute a livello internazionale nel campo della chirurgia di parete.
La nostra filosofia è quella di scegliere in modo equilibrato e mirato la tecnica chirurgica e i materiali da usare in base al paziente, alla sua storia clinica e quindi alle comorbidità; nel paziente cardiopatico con terapia anticoagulante preferiremo usare una protesi con colla per evitare che i punti di fissaggio possano causare un sanguinamento maggiore e quindi ematomi, nel paziente giovane utilizzeremo una protesi con punti di
fissaggio per assicurare resistenza e brevi tempi di recupero, nel paziente cirrotico non utilizzeremo la protesi per ridurre il rischio di inquinamento assicurando comunque a tutti e allo stesso modo un risultato ottimale in termini di tempi operatori, di ripresa nel postoperatorio, di costi e soprattutto di dolore cronico che nei nostri pazienti è lo 0%.
Un altro importante fattore che aiuta il paziente nel postoperatorio, nella ripresa delle normali funzioni e nella dimissione veloce e in totale sicurezza è il tipo di anestesia utilizzata dal Prof. Muzi ossia un’ anestesia locale unica nel suo genere, che assicura l’efficacia dell’intervento sia in pazienti giovani ma anche in pazienti più anziani e con problemi cardiaci.
Grazie al team cui fa riferimento il Prof. Muzi (anestesisti, fisiatri e radiologi) il nuovo centro assicura una assistenza completa ed efficace nel dolore postoperatorio e la ripresa dell’attività fisica che sono i due punti che preoccupano di più i pazienti giovani e in salute che affrontano dette patologie.
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Per Ernia si intende la fuoriuscita di un viscere o parte di esso, rivestito dai suoi tegumenti, dalla cavità dove normalmente è contenuto, attraverso un'area di debolezza della parete, un orifizio o un canale naturale.
Ernie congenite: per arresto di sviluppo di porzione della parete addominale (nei bambini)
Ernie acquisite: da debolezza e/ o da sforzo (inguinale, ombelicale, crurale, laparocele)

Ogni ernia addominale è caratterizzata da :
 
Una porta attraverso la quale il viscere ernia; da cui ernia inguinale, crurale, ombelicale.
 
Un sacco costituito dal peritoneo parietale estroflesso e nel quale sono distinguibili un colletto (orifizio del sacco), un corpo ed un fondo.
 
Un contenuto rappresentato dal tipo di viscere mobile, più spesso intestino tenue ed epiploon (grembiule adiposo che riveste la matassa intestinale all’interno nella cavità addominale), presente all’interno del sacco erniario.
 
Questo contenuto può avere a volte la proprietà di poter rientrare in cavità addominale (ernia riducibile) o non rientrare in cavità addominale con “perdita del diritto di domicilio” (ernia irriducibile).
 
Sintomi frequenti:
Tumefazione che protrude attraverso la parete addominale.
Spesso non dolente, può a volte manifestarsi come un senso di peso e disturbi in seguito a colpi di tosse o sforzi fisici.
 
Generalmente la tumefazione si riduce in posizione supina. Essa è spesso responsabile di una sintomatologia non particolarmente dolorosa ma fastidiosa e spesso molto invalidante. Infatti se non si determinano delle complicanze, di solito viene avvertita come una sensazione di tensione o peso, di stiramento o bruciore che talora può accompagnarsi a fitte dolorose che cessano comunque al rientrare dell’ernia in cavità addominale.
 
Talora la tumefazione può non rendersi evidente, se non in caso di eventi che aumentino la pressione all’interno dell’addome, come colpi di tosse, stipsi, sforzi fisici.
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Per Ernia inguinale si intende la protrusione di tessuti o organi intraddominali attraverso una zona di debolezza del tessuto fibro – muscolo - fasciale che compone il canale inguinale.
Le strutture contenute all’interno dell’addome si fanno strada attraverso i muscoli indeboliti che costituiscono il pavimento del canale inguinale e protrudono al suo interno.

Fuoriuscita di visceri addominale dall’addome, attraverso un punto di debolezza della parete addominale, nel canale inguinale.

Si distingue in obliqua esterna (la più frequente), diretta ed obliqua interna.
 
Ernia inguino-scrotale (dal canale inguinale raggiunge il sacco scrotale).
Ernia inguino-pubica o bubbonocele: l’ernia supera il canale inguinale esterno e occupa la radice dell’emiscroto (nell’uomo) o la radice del grande labro (nella donna).
 
Il trattamento: è unicamente di tipo chirurgico.
Ad oggi il gold-standard nel trattamento dell’ernia inguinale è la plastica con impianto di protesi, di cui ne esistono di diverse tipologie e materiali,eseguibile per via open o laparoscopica.
 
La tecnica chirurgica eseguita dal Prof. Muzi prevede l’uso di una protesi riassorbibile, autoagganciantesi , PROGRIP (Covidien).
Il perché della chirurgia protesica: assenza di tensioni sui tessuti; riduzione dei punti di sutura; rinforzo permanente di parete; riduzione del dolore post-operatorio; minor rischio di recidive (0.5-1%); possibilità di esecuzione in anestesia locale.
 
La chirurgia laparoscopica offre la possibilità di trattare ernie bilaterali e/o recidive con un importante riduzione del dolore post-operatorio. Limiti della tecnica sono l’aumento del rischio di insorgenza di laparocele (ernia acquisita) su trocar e la necessità di dover eseguire la tecnica in anestesia generale.
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L'ernia crurale, o ernia femorale, è un tipo di ernia addominale, caratterizzata dalla protrusione di un viscere dell'addome nel cosiddetto canale femorale. Il canale femorale è un breve condotto longitudinale, situato circa a livello dell'inguine, vicino all'arteria femorale e alla vena femorale.
Sintomatologia: si manifesta in età adulta con dolori insorgenti durante la stazione eretta o dopo sforzi fisici, che si attenuano in decubito supino e flettendo la coscia.
Trattamento chirurgico: per via crurale con incisione a livello della tumefazione erniata, o per via inguinale con incisione del canale inguinale. In entrambi i casi si utilizza una protesi.
 
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L'Ernia ombelicale è un rigonfiamento verso l'esterno del rivestimento addominale - o di una parte di organo contenuto nella cavità dell'addome - attraverso l'ombelico.
Ernia ombelicale Neonato
L'ernia ombelicale è una condizione piuttosto frequente nel neonato e nel bambino piccolo, frutto di un difetto di chiusura della parete addominale dopo la caduta del cordone ombelicale. In simili frangenti, l'ernia ombelicale di un bambino sano non costituisce generalmente una condizione allarmante, e tende a risolversi spontaneamente entro i 12-18 mesi di vita. 
Discorso differente dev'essere posto per l'ernia ombelicale nell'adulto: in tal caso, si parla di erniazione da "debolezza dei muscoli addominali", causata dall'aumento della pressione intra-addominale (ascite, cirrosi, gravidanze multiple, tumore nella cavità addominale ed obesità).
 
Trattamento chirurgico con protesi.
 
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La comparsa di un’ ernia della parete addominale in corrispondenza di una ferita chirurgica è definita laparocele.
Si tratta di una patologia relativamente frequente che riguarda in particolare pazienti anziani, obesi, in terapia con corticosteroidi, con incisioni chirurgiche estese e/o in seguito ad una infezione della ferita.
Si evidenzia come una tumefazione di dimensioni variabili in corrispondenza della cicatrice chirurgica, spesso riducibile, contenente omento o visceri addominali.
Sintomo d’esordio può essere il dolore, si consiglia di eseguire tac o risonanza magnetica della parete addominale.
Il laparocele può sviluppare tutte le complicanze tipiche delle ernie primitive, ed in particolare l’ incarceramento e lo strozzamento erniario che costituiscono indicazione ad intervento chirurgico urgente.
La terapia del laparocele è unicamente chirurgica.
Posta quindi indicazione all’ intervento, la procedura prevede in genere il posizionamento di una protesi di materale protesicodi materiale e dimensioni variabili al fine di ‘rinforzare’ la parete addominale e ricostituirne l’ integrita’.
Sono possibili due tecniche chirurgiche:per via laparotomica classica e/o per via laparoscopica; tecnica che prevede il posizionamento della rete nella cavità peritoneale, evitando di incidere nuovamente in corrispondenza della ferita chirurgica.
Non tutti i casi possono essere trattati in questo modo e a volte è necessario durante l’ intervento ‘convertire’ e portare a termine la procedura per via tradizionale.
In entrambi casi è necessaria l’ anestesia generale ed esiste il rischio di ricomparsa del laparocele reso tuttavia molto più basso da quando si utilizzano le protesi.

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