Endocrinologia

 
L'endocrinologia è quella branca della medicina che studia e cura le malattie delle ghiandole endocrine, cioè gli organi preposti alla produzione e all'immissione nel sangue di particolari messaggeri chimici chiamati ormoni. 
L'endocrinologo, quindi, è il medico che si occupa della diagnosi e della cura degli squilibri e delle malattie ormonali.
 

MAMMOGRAFIA CON TOMOSINTESI

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La tiroide è una ghiandola da non sottovalutare e da tenere sotto costante controllo La tiroide riveste un ruolo importante nel nostro organismo, regolando le principali funzioni del corpo: in particolare influenza il peso, la temperatura, il sonno, la frequenza cardiaca e il sistema nervoso. 
Le alterazioni della tiroide possono essere di due tipi: strutturali e funzionali. 
Nel primo caso si registra in presenza di noduli (di natura benigna o maligna) o di cisti. 
 
I noduli di natura benigna o maligna  provocano problemi a nervi e trachea: i noduli, di natura benigna o maligna, possono essere numerosi e aggregarsi tra loro formando il cosiddetto “gozzo multinodulare”; oppure, sono formazioni singole di piccola o grande entità, talvolta di dimensioni considerevoli tali da determinare problemi a nervi e trachea.
Le cisti sono invece formazioni a contenuto liquido capaci di raggiungere anche i 3 cm. di lunghezza, ma che di rado possono considerarsi preoccupanti.


Le alterazioni funzionali tiroidee hanno origine da uno squilibrio ormonale: tale quadro genera diversi disturbi che spesso vengono colpevolmente trascurati.
Gli “sbalzi” incontrollati possono far registrare una duplice, differente ricaduta: così, 
la mancata o eccessiva produzione di ormoni tiroidei è responsabile, rispettivamente, dell’ipotiroidismo o dell’ipertiroidismo.
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Quali esami è necessario eseguire per una corretta valutazione della funzione tiroidea?
Sono rappresentati da analisi del sangue che prevedano il dosaggio di TSH, FT4 e, in taluni casi, anche di FT3.
In base ai risultati di questi ormoni si potrà capire se la tiroide funziona normalmente e si potrà monitorizzare l’andamento in corso di terapia farmacologica.
Tra gli esami del sangue ne esistono, poi, alcuni “ad hoc” per valutare la presenza di condizioni patologiche specifiche: come, ad esempio, gli anticorpi antitireoglobulina e anti-tireoperossidasi nella diagnosi della tiroidide cronica autoimmune di Hashimoto e gli 
anticorpi anti-recettore del TSH nel caso del morbo di Basedow. 
Altro esame fondamentale è l’ecografia tiroidea che serve per valutare le caratteristiche morfologiche della tiroide quali, soprattutto, dimensioni, struttura, presenza di eventuali noduli.
Questo esame dura circa 15-20 minuti, è indolore per il paziente e si può completare con la valutazione colorDoppler che permette di studiare la vascolarizzazione della tiroide”.
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Quando si parla di ipotiroidismo? Quali sono i sintomi e le cause più ricorrenti? Come viene trattato?
Il quadro si manifesta allorché gli ormoni tiroidei sono troppo pochi rispetto al normale e, quindi, insufficienti per la regolazione delle funzioni appena descritte. I sintomi più comuni - anche se non devono essere tutti presenti contemporaneamente per far scattare il “campanello d’allarme” - sono rappresentati da: stanchezza e facile affaticabilità; sonnolenza; difficoltà di concentrazione; aumento di peso; stitichezza; alterazioni del ciclo mestruale; infertilità; sensazione di freddo anche quando fa caldo; umore depresso; fragilità di unghie e capelli. Le più frequenti cause di ipotiroidismo sono costituite: dall’asportazione parziale o totale della tiroide;
dall’assenza della tiroide dalla nascita; dalla presenza di noduli voluminosi; da tiroiditi delle quali la più frequente è quella cronica autoimmune di Hashimoto; da farmaci quali più comunemente l’amiodarone usato nel trattamento delle aritmie, dal litio usato per il trattamento di alcune patologie neurologiche e psichiatriche.
Nella maggior parte dei casi l’ipotiroidismo viene affrontato farmacologicamente, personalizzando la terapia in base allo specifico paziente. Una diagnosi quanto più tempestiva permette una migliore gestione dei problemi ad esso associati
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L’ipertiroidismo, all’opposto, consiste nell’eccesso di ormoni tiroidei in circolo. I sintomi più comunemente riscontrati sono: agitazione; nervosismo; tremori; perdita di peso; tachicardia (accresciuta frequenza cardiaca aumentata); aumento della sudorazione; diarrea; alterazioni del ciclo mestruale; infertilità. 
La causa più comune di ipertiroidismo è costituita dalla comparsa di  noduli definiti “autonomi”, ovvero in grado di secernere autonomamente ormoni tiroidei. Altro motivo le malattie autoimmuni, prevalentemente il morbo di Basedow che provoca la formazione di anticorpi che  portano ad una stimolazione sulla tiroide a produrre più ormoni del necessario. Oppure, fasi di ipertiroidismo nell’àmbito di tiroiditi e ancora la somministrazione di farmaci.
Il trattamento dell’ipertiroidismo - che può essere farmacologico, chirurgico o tramite somministrazione di iodio radioattivo - deve essere individualizzato sulla base della causa dell’ipotiroidismo e delle condizioni cliniche del singolo paziente.
 

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